Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Scuola: La protesta dilaga - di Alessandro Tettamanti

Ormai non si contano più. Occupazioni, manifestazioni, blocchi, assemblee. La protesta studentesca sta dilagando in tutte le città d'Italia: Roma, Milano, Bologna, Torino, Napoli, Pisa, Padova, Venezia, Firenze, Palermo, Parma, L'Aquila e molte altre. Tutti uniti per contestare la legge 133 del 6 Agosto che taglia i fondi a scuole ed università.

Dopo la manifestazione sotto il senato di ieri, oggi a Roma era previsto l'incontro tra il ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini e i rappresentanti degli studenti medi che si erano dati appuntamento al Circo Massimo. Un corteo non autorizzato è partito alla volta del ministero. Ma l'incontro non c'è stato: « non tradiremo mai le richieste che vengono dalle piazze: nessuna trattativa fino a quando il decreto non sarà ritirato e i tagli alla scuola verranno fermati» hanno detto gli studenti. Per poi aggiungere: «Continueremo a sostenere con ogni mezzo le mobilitazioni delle scuole. Lunedì e martedì partiranno le autogestioni di giorno e l'occupazione insieme ai docenti la notte in tutte le scuole. Realizzeremo notti bianche in tutte le città per arrivare alla grande manifestazione di tutto il mondo della scuola il 30 Ottobre a Roma».

Mentre a Roma la situazione era questa, nello stesso momento a Napoli studenti medi ed universitari sfilavano insieme verso Piazza Plebiscito.

La potenza di questo movimento può misurasi proprio partendo da questo dato: non c'è un giorno che una nuova manifestazione non venga rilanciata. Inarrestabilmente.E' così ormai da quel 16 Ottobre quando gli studenti della Sapienza hanno superato il cordone della polizia per occupare per qualche minuto i binari 3 e 4 della stazione Termini. Da quella corsa liberatoria, simile a tante altre fatte dai giovani nel tempo, l'onda non si è arrestata.

Neanche quando le dichiarazioni, poi ritrattate, del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, minacciavano interventi repressivi. « Non abbiamo paura» è stata la risposta generale.

In questo periodo di crisi economica infatti gli studenti sanno di non essere isolati. Al loro fianco ci sono tutti i precari del mondo della formazione. I professori delle scuole medie e delle superiori che con questi tagli sentono vanificarsi tutti gli sforzi fatti fin ora. I ricercatori e il personale tecnico e amministrativo delle Università che con il blocco del turn-over previsto dalla nuova legge, vedono preclusa ogni strada per entrare nel mondo universitario. Tutti hanno partecipato attivamente in questi giorni alle iniziative organizzate dai ragazzi che affollano le facoltà. Perfino la Crui, la Conferenza dei rettori delle università italiane, ha auspicato in una nota «una urgente riconsiderazione delle condizioni finanziarie determinate dai recenti provvedimenti del Governo che porterebbero a situazioni del tutto insostenibili per l'intero sistema a partire dal 2010»

Su questo tema il rettore dell'università dell'Aquila, Ferdinando Di Orio interrogato sull'argomento ha dichiarato. «C'è un sottofinanziamento strutturale che, bisogna dirlo, dura da più di 10 anni. Questo è il colpo finale. Per tutto il sistema perdere un miliardo e 400mila euro di finanziamento significa di fatto abbattere il sistema universitario pubblico. Faccio un esempio per quel che riguarda la mia università - ha proseguito Di Orio - Noi adesso riceviamo dallo stato 68 milioni di euro di finanziamento ordinario. Con questi tagli passeremo a 58 milioni di euro. Bisogna sapere che soltanto per quanto riguarda i fondi necessari destinati al pagamento degli stipendi, questi ammontano a 64milioni di euro. Quindi noi siamo già sotto anche il pagamento degli stipendi ai dipendenti universitari».

In molti hanno paragonato frettolosamente questa protesta a quella del 68'. In realtà ci sono molti elementi che la accomunano piuttosto a quella degli studenti francesi del 2006, quando il governo alla fine dovette desistere e abbandonare l'ipotesi del CPE. Un buon auspicio affinché anche questa mobilitazione porti i suoi frutti.