Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Minacce telefoniche, sms e appostamenti. Dilaga in Italia il fenomeno dello Stalking

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Alessandra Farias

Dall'amore all'ossessione. Dall'ossessione alla persecuzione. Passaggi drammatici che conoscono bene le vittime dello stalking. Ventidue donne su 100 nell'area Chieti-Pescara subiscono infatti atti persecutori fatti di minacce telefoniche, sms e appostamenti da ex partner, ma anche da amici, vicini di casa o semplici conoscenti. E' quanto emerge da una ricerca fatta dall'Osservatorio Nazionale sullo stalking presentata ieri a Pescara e realizzata in collaborazione con la Fater spa che presto aprirà uno sportello di assistenza per le vittime.

Ad aprire il convegno è stata Maria, una giovane siciliana vittima per mesi della follia di uno stalker. "Non riuscivo più a vivere - ha detto - e così mi sono rivolta alle Forze dell'ordine e a loro devo la ritrovata serenità". Grazie alle telecamere infatti, si è scoperto che, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, a perseguitare Maria non era un ex fidanzato, ma la vicina di casa, ripresa mentre metteva un coltello e un biglietto minatorio nella sua cassetta delle lettere. Sì, perché "nell'80% dei casi lo stalker - ha spiegato Mario Lattanzi fondatore dell'Osservatorio - è una persona inserita socialmente. Una persona realizzata. Una persona come noi". Maria è però una delle poche vittime di stalking che ha deciso di denunciare cosa le stava succedendo. In Italia infatti il 20% della popolazione subisce o ha subito persecuzioni, di queste l'80% è donna e a denunciare è solo il 17% di loro. Perché? Le motivazioni possono essere tante e la maggior parte di natura psicologica. Sicuramente "l'idea che sia qualcuno che si conosce, che magari si è fatto soffrire - ha spiegato Carlo di Berardino, professore di Psicologia Applicata all'Università D'Annunzio di Chieti - genera un insensato senso di colpa". Eppure per la vittima di stalking i danni psicologici sono notevoli. Nel campione abruzzese preso in considerazione (a Chieti e Pescara) il 22% delle vittime vive uno stato d'ansia perenne e il 55% è preoccupato per la continua intrusione nella sua vita privata. Secondo Elia Cursaro, legale dell'Osservatorio nazionale sullo stalking il problema è anche nella sfiducia verso le istituzioni. Non esiste infatti una legge che riconosca questo genere di molestie come un vero e proprio reato per cui il responsabile viene punito dal Codice Civile secondo le norme esistenti. Per le vittime quindi, il risarcimento di mesi di torture psicologiche, si risolve al massimo con un l'incasso di poche centinaia di euro. Un disegno di legge esiste e il testo base è attualmente in discussione alla Camera. Testo che prevede la reclusione fino a 6 anni per chi attua questo tipo di comportamento. "Ma il carcere servirebbe? - è la domanda che si è posta la Cursaro - non potrebbe incattivire ancora di più chi già si sente vittima e non sa di essere carnefice? Forse - ha aggiunto - bisognerebbe far riferimento anche all'articolo 27 della Costituzione e considerare prioritaria la rieducazione".

Prevenzione e rieducazione quindi. Molti studi cercano di capire chi e perché potrebbe diventare in futuro uno stalker e il risulato è sempre lo stesso. "Si tratta di persone che nei primi anni di vita - ha spiegato Di Berardino - subiscono traumi affettivi che non riescono a superare e che si traducono in cieca aggressività in età adulta". E quello che non ci si aspetta è che tra le vittime di stalking è in costante aumento quello degli uomini. Un fenomeno dilagante che ancora una volta dovrebbe farci interrogare sul perché in una società ritenuta civile, si verifichino episodi così brutali da poter sfociare, in rarissimi casi, anche nell'omicidio.