Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Europee: testo torna in commissione, schieramenti lontani

Stefano Buda

La nuova legge elettorale, con cui si andrà a votare alle europee del 2009, lascia l'aula della Camera per tornare in commissione affari costituzionali. L'annuncio di Silvio Berlusconi è arrivato ieri sera, dopo l'incontro con il presidente della camera, Gianfranco Fini. Il premier sceglie la linea del dialogo, accogliendo l'invito del Capo dello Stato a cercare la convergenza sulle regole. "Sulle europee non c'è nessun Ddl del governo", afferma Berlusconi, "se si trova un'intesa bene, altrimenti a noi va benissimo questa legge". Un'ipotesi, quella del mantenimento dell'attuale sistema elettorale, che al di la delle dichiarazioni di circostanza metterebbe in difficoltà il Partito Democratico. Il segretario del Pd, Walter Veltroni, sa benissimo che andare alle europee con il proporzionale, senza sbarramento e con le preferenze, esporrebbe il Pd all'erosione di consensi, legata soprattutto al ritorno del Prc nella competizione elettorale. "Se il senso di questa affermazione del presidente del Consiglio è una sorta di minaccia", dice Veltroni, "per me va bene, non c'è nessun problema". Tra i due schieramenti permane la diffidenza reciproca. Il ritorno in commissione potrebbe essere soltanto una mossa tattica, che precede la definitiva sepoltura della riforma. I due schieramenti appaiono ancora troppo lontani. Il Pdl è rigido sul mantenimento dello sbarramento al 5%, che il Pd vorrebbe attenuare portando la soglia al 3%. Anche sul tema delle preferenze Berlusconi non sembra intenzionato a mollare la presa. Per il presidente del consiglio non devono comparire nel testo. Un punto su cui invece Fini si mostra più possibilista, dovendo fronteggiare i dissensi interni ad Alleanza Nazionale, la cui base pare contrariata dall'eventualità di non poter indicare chi votare. Sulla decisione di far tornare il testo in commissione, è freddo il numero due del Pd. "Vediamo, ci vogliono fatti, non parole", commenta Dario Franceschini. Francesco Rutelli dà atto a Berlusconi "di essere stato corretto", ma sottolinea "il grande merito di Napolitano, la cui presa di posizione ha giganteggiato in questa vicenda". Claudio Grassi, del Prc, apprezza il ritorno del testo in commissione ma ribadisce che "l'attuale proposta del Pdl è irricevibile", mentre i Comunisti Italiani fanno sapere che "con qualsiasi legge si voti, il partito è determinato a presentare una lista unica insieme a Rifondazione". Nel centrodestra pareri positivi giungono da An. "C'è una soddisfazione generale", rileva Ignazio La Russa, "perché questa riforma rischiava di diventare il luogo dove si scaricavano tutte le tensioni". Immutati i toni della Lega, già proiettata verso la riforma federale del fisco. "A noi non frega nulla e non proporremo mediazioni", rimarca il ministro Roberto Calderoli, "staremo a vedere se le parti fanno un passo per avvicinarsi reciprocamente, altrimenti è inutile perdere tempo". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, dedica un pensiero a Veltroni: "Avevamo l'idea che sincronizzare i criteri di elezione di Strasburgo con quelli italiani fosse qualcosa che piaceva a Veltroni", osserva sarcastico, "si vede che ha cambiato idea, come già accaduto molte volte negli ultimi tempi". Il più soddisfatto di tutti è Pierferdinando Casini. L'Udc, per prima, aveva fatto del mantenimento delle preferenze una bandiera, aggregando anche esponenti della maggioranza come l'Mpa di Lombardo. Ieri mattina i centristi, insieme a Pd, Idv e Mpa, dopo una riunione congiunta degli autoconvocati, avevano chiesto il ritorno del provvedimento in commissione.