Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

La scuola abruzzese resta in piazza

Augusta Maranci

Chiamarlo movimento, secondo alcuni non è corretto: c'è chi sostiene che sono in pochi a manifestare e che esiste una maggioranza silenziosa che rivendica il diritto a svolgere regolarmente i compiti da studente. Protesta studentesca non è una definizione esaustiva, perché ieri in piazza c'erano anche ricercatori, personale Ata, docenti, rettori e soprattutto genitori. Darle il nome di sommossa, poi, è deviante, se si considera che il manifestare pacificamente è diventata la caratteristica prima di questa anomala attenzione della società civile nei confronti dell'istruzione e della formazione. A prescindere perciò dalle definizioni, esistono i numeri. In Abruzzo lo sciopero di ieri è stato un successo. Dalla regione sono partiti 77 pullman diretti a Roma per la grande manifestazione: 27 da Chieti, 20 dall'Aquila, 16 da Pescara e 14 da Teramo, senza considerare poi le persone che si sono spostate con mezzi privati. Nella sola provincia di Teramo, secondo l'ufficio scolastico provinciale, l'adesione allo sciopero di ieri è stata in media del 65%. Particolarmente alta la partecipazione degli insegnanti delle scuole primarie, l'82% delle maestre ha incrociato le braccia in segno di protesta. Seguono le scuole dell'infanzia con il 75,5% di scioperanti, le medie col 58%, le superiori col 53% e il personale Ata con il 50% di aderenti. Stando ai numeri, quindi, la maggioranza, almeno a Teramo, è quella che ieri ha voluto far sentire il proprio dissenso. A Ortona, Lanciano, Francavilla, Pescara, Sulmona e L'Aquila, ieri ci sono state manifestazioni, assemblee, cortei composti da bambini, maestre e genitori. Nuove scuole come il liceo Volta di Francavilla si sono unite alla protesta che sembra proprio non volersi arrestare.

All'Aquila, per la seconda volta in una settimana 5mila studenti e docenti universitari sono scesi in piazza, incuranti della pioggia. Un corteo lungo e colorato che la città non vedeva da tempo. Forse per via dell'imminente festa dei morti o per il futuro che si immagina per la scuola, ma protagonista assoluta dell'iniziativa è stata una bara nera con su scritto "qui giace l'istruzione italiana". Oggi il Senato accademico dell'ateneo aquilano ha deciso di proclamare lo stato di mobilitazione e di avviare due settimane di iniziative finalizzate alla discussione sulla 133.

L'università di Teramo, invece, ha scelto la linea del ‘protestare, studiando'. Ieri, nel bar dell'ateneo, un gruppo di studenti faceva lezione di spagnolo; lo stesso è accaduto in altre facoltà. C'è chi spera, permessi permettendo, di poter portare il sapere nel centro cittadino; da mercoledì, infatti, dovrebbero partire le lezioni pubbliche in piazza Martiri. In programma, sempre nell'ateneo teramano, anche una notte bianca o meglio nera. Giorgio Giannella, studente di medicina veterinaria, vorrebbe aprire, per una notte almeno, l'università alla gente comune che, dice, "non entra mai nei luoghi dell'istruzione, ne parla, ma non li conosce". Per giovedì 6 novembre, invece, Officine Indipendenti ha organizzato un convegno a cui parteciperanno, oltre al magnifico dell'ateneo teramano, Mauro Mattioli, Luciano Modica, ex sottosegretario all'Università e la Ricerca, Donato Montibello, presidente della Rete universitaria nazionale e Fausto Raciti, candidato alla segreteria nazionale dei giovani del Pd. Rettori, studenti e docenti saranno coinvolti in un dibattito sulla legge 133. L'informazione, la sensibilizzazione alla realtà dell'istruzione in Italia, la volontà di manifestare, evitando scontri, sono diventate perciò le linee guida di questa ‘cosa' a cui non si riesce a dare un nome, ma che di certo ha carattere come il più tipico dei movimenti.

Augusta Maranci