Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Napolitano incontra gli studenti Bocconi: la protesta vista dal "privato"

Barbara Gambacorta

L'onda alzata dalle proteste degli studenti universitari contro i tagli previsti dalla legge 133 non si ferma e continua su tutto il territorio nazionale con agitazioni, lezioni pubbliche, cortei e occupazioni. Un'onda travolgente dunque, la cui eco è arrivata fino all'università Bocconi di Milano, ateneo privato tra i primi in Europa in campo economico e manageriale. Ateneo che di certo ha ben poco di cui preoccuparsi di fronte ai tagli del governo, di cui faranno le spese le università pubbliche. Ma la protesta, evidentemente, è arrivata a smuovere anche gli animi dei suoi "fortunati" studenti.

Una rappresentanza unitaria dei suoi iscritti ha incontrato infatti il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della sua visita in ateneo per l'inaugurazione di un nuovo edificio. I giovani della Bocconi hanno consegnato una lettera al Presidente con le loro riflessioni e valutazioni sulla protesta in atto e sui tagli all'istruzione: «tutto il sistema - ha spiegato Luca Santoni, presidente del consiglio degli studenti - soffrirà del definanziamento dell'università e della ricerca» .

«Abbiamo deciso di scriverle - si legge poi nel documento - mossi dalla sua richiesta di "superare il clima di pura contrapposizione e aprirsi all'ascolto delle rispettive ragioni", consapevoli del fatto che il dibattito in corso sul futuro dell'università e della ricerca in Italia sia cruciale per il nostro futuro di cittadini». Gli studenti della Bocconi ritengono "necessaria" una profonda riforma ma si dicono «contrari ad intraprendere la "dieta forzata" a cui la legge 133 ha sottoposto le università italiane e la ricerca». Nella lettera si chiede inoltre che le azioni di protesta con interruzione delle elezioni siano attuate in modo "condiviso" dalla maggioranza degli studenti per cambiare il finanziamento degli atenei tenendo conto non solo del numero degli iscritti ma anche, in modo più vincolante, dei "risultati raggiunti".

Non è accettabile, dicono, che il taglio indiscriminato del fondo di finanziamento che colpisce nella stessa misura centri di eccellenza e università di livello decisamente inferiore, esprimendo preoccupazione per la «situazione presente e futura dei centri di ricerca» che fa intravedere il «progredire di un lento declino». «La soluzione delle problematiche del sistema universitario - concludono - non può dunque essere la prevaricazione dello stesso diritto allo studio da parte di alcune minoranze. Il tentativo in atto in alcuni atenei di interrompere lo svolgimento delle attività didattiche, se non condiviso, è lesivo della libertà individuale e senz'altro inadeguato a rispondere all'emergenza universitaria».

La lettera si potrebbe riassumere così: gli studenti della Bocconi sono d'accordo sui contenuti della protesta dei colleghi dell'università pubblica ma non condividono i loro metodi di protesta. Come dire: a pancia piena si ragiona meglio, a pancia vuota si protesta, e basta.

Barbara Gambacorta