Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Richard Benson, l’ultimo gladiatore

provabenz.jpg
Stefano Orlando Puracchio

Pagare 13 Euro e 80 centesimi per sfogare i propri istinti più primordiali. Pagare un uomo affinché funga da catarsi collettiva. Pagarlo per farsi delle sane e grasse risate e per staccare il cervello per un paio d’ore. E’ stato questo – e purtroppo molto altro – il concerto che Richard Benson, critico musicale, personaggio televisivo e – forse – musicista, ha regalato al pubblico romano accorso ieri sera alla discoteca Qube.Benson, di padre inglese e di madre romana, era considerato un tempo uno dei migliori musicisti rock progressive della scena capitolina. Dotato di una tecnica onesta, nel corso degli anni è riuscito a ritagliarsi anche uno spazio in varie emittenti romane in cui, con competenza, criticava le ultime tendenze del rock nostrano ed internazionale. A seguito di una malattia che gli ha impedito di poter suonare bene come una volta, Benson è entrato in depressione e pare abbia tentato pure il suicidio buttandosi da ponte Sisto. Per fortuna, il suo maldestro tentativo di ammazzarsi non è andato a buon fine. Impattato sui pilastri di cemento del ponte, dopo un periodo di riabilitazione, ha deciso di trasformarsi da musicista e critico in una sorta di gladiatore/pagliaccio.Una nuova immagine quindi, fatta di riferimenti ai miti celtici (gobelini, coboldi, elfi, fate e nani), fino alla mitologia giudaico/cristiana con un pizzico di satanismo “alla carlona”. Celebre, in questo senso, la sua intenzione di voler sacrificare a satana un pollo surgelato. Nei suoi concerti, le persone lo insultano e gli tirano polli, uova marce, fese di tacchino, teste di maiale e carta igienica. Lui si limita a stare sul palco, prendersi gli insulti e la spazzatura, urlare, far finta di suonare e andarsene. Con un dignitoso cachet. Il concerto del Qube si è svolto senza grossi problemi. In poco meno di due ore, Benson è riuscito a condensare tutto il suo delirante pensiero. Dopo un lungo monologo, Benson ha incominciato a suonare. Un lungo medley in cui, con molta difficoltà siamo riusciti a riconoscere “Another Brick in the Wall” dei Pink Floyd, “The End” dei Doors e “Satisfaction” dei Rolling Stones. A seguire, il balletto di una sorta di spogliarellista dominatrice dark chiamata Sparta. Ed è a questo punto che Richard ha suonato alcuni dei suoi brani celebri tra cui “Madre Tortura”, soprannominata dai fan “Madre Parrucca” per via della vistosa parrucca che Benson indossa da decenni. Il momento clou è però arrivato alla fine, quando Benson ha voluto omaggiare (con pessimi risultati) Francesco Guccini intonando “Auschwitz” ed i Dik Dik con la celeberrima “Sai dov’è l’isola di Wight”. A conclusione, Richard e la spogliarellista (definita amichevolmente “Strappona” dal pubblico) hanno compiuto una danza macabra composta da strusciamenti e frattaglie tirate addosso. E’ possibile dare una spiegazione al fenomeno Richard Benson? Secondo Simone Minelli, professore di musica alla scuola media Mozart di Roma, è difficile dare una risposta. “Da esperto di musica barocca e post barocca”, dice Minelli con una punta d’ironia, “posso dire che Richard Benson è un fenomeno inspiegabile e come tutti i fenomeni inspiegabili è anche un po’ mistico”.Dov’è che finisce il buffone ed inizia il dramma di un musicista che non può più suonare come una volta? Benson merita la nostra pietà o la nostra stima? Probabilmente nessuna delle due. Benson è solamente un furbo che ha trovato un modo, più o meno originale, più o meno condivisibile per fare soldi. Soldi che gli permettono di passare le mattinate a passeggiare nel centro di Roma a godersi le meraviglie della città eterna senza fare assolutamente nulla.