Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Processo Raciti: la legge Pecorella fa ancora discutere

Barbara Gambacorta

La legge Pecorella continua a dividere e far discutere. La norma non è nuova a questioni del genere, visto che sin dalla sua approvazione, nel 2006 durante il terzo governo Berlusconi, ha suscitato una scia di polemiche e di dubbi, a partire da quelli dell'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che la rimandò alle Camere per una riflessione. La legge fu anche avversata dall'opposizione di centrosinistra, perché ritenuta una delle tante leggi ad personam in favore del premier Silvio Berlusconi e ha subito varie modifiche da parte della Corte Costituzionale che ne ha rilevato il carattere incostituzionale in varie parti, riducendone la portata. Ma questa volta a far discutere è la sua interpretazione nel processo contro Antonino Speziale, giovane accusato di concorso in omicidio per la morte dell'ispettore di polizia Filippo Raciti, avvenuto il 2 febbraio del 2007 durante gli scontri in occasione del derby calcistico tra Catania e Palermo. La legge 46 del 2006, detta appunto "legge Pecorella" dal nome del suo principale ispiratore Gaetano Pecorella, deputato del Pdl e già presidente della Commissione Giustizia della Camera nonchè difensore del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha modificato il codice di procedura penale nella parte riguardante l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, attraverso l' abrogazione e la sostituzione di cinque articoli del codice di procedura penale. La legge ha di fatto reso appellabili, con l'articolo 593, soltanto le sentenze di condanna, purché la pena non sia la sola ammenda, e non più quelle di proscioglimento, se non in caso di nuove prove determinanti, dando la possibilità di ricorrere quindi solo in Cassazione mentre, con la modifica dell'articolo 405, ha obbligato il pubblico ministero a chiedere l'archiviazione delle indagini se la Cassazione avesse ritenuto insussistenti gli indizi di colpevolezza e non fossero state trovati nuovi elementi a chiusura delle indagini. E qui sta il punto della discussione suscitata dalla legge Pecorella intorno al caso Raciti. Le indagini nei confronti dell'imputato, Antonino Speziale, sono state concluse il 26 aprile con la richiesta all'ufficio del gip di rinvio a giudizio del diciottenne presentata dal procuratore della Repubblica di Catania per i minorenni, Gaspare La Rosa, e dal sostituto, Angelo Busacca, per il reato di omicidio volontario. Solo tre giorni dopo la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame per i minorenni di Catania aveva disposto gli arresti domiciliari. Questa decisione, secondo l'avvocato del ragazzo, Giuseppe Lipera, avrebbe dovuto far scattare, in assenza di nuove prove a carico dell'indagato, l'obbligo per il pm di avanzare istanza di archiviazione dell'accusa. Proprio come stabilito dall'art. 405, comma 1 bis, introdotto dall'art. 3 della legge Pecorella. Con questa motivazione il legale della difesa ha quindi fatto ricorso alla Cassazione per ottenere l'archiviazione. Ma in merito, nel frattempo, si è espresso il sostituto procuratore generale Eugenio Selvaggi chiedendo alla prima sezione penale dalla Cassazione di dichiarare inammissibile il ricorso per l'applicazione della legge Pecorella nei confronti di Antonino Speziale La Procura della Repubblica per i minorenni di Catania aveva infatti già presentato richiesta di rinvio a giudizio prima della decisione della Cassazione e questo, per il Pg Selvaggi,"resta un fatto dirimente, perchè - sostiene - il pm aveva già esercitato l'obbligo dell'azione penale". Secondo il Pg invece "un provvedimento del Gup che avesse disposto un'archiviazione coatta sarebbe stato un provvedimento abnorme". Secondo i legali della difesa "la corretta interpretazione della legge Pecorella è la nostra, e dimostra l'illegittimità del comportamento del Pm che ha chiesto il rinvio a giudizio di Antonino Speziale soltanto tre giorni prima della decisione della Cassazione, accettare un simile principio sarebbe come stabilire un 'modus operandi' per arginare il disposto della norma: basta un Pm 'fast', cioè veloce, che la legge Pecorella non opera più". "Tutto ciò - sostengono i penalisti - è irragionevole! Così operando il Pm ha ritenuto di proseguire in un processo per il quale avrebbe obbligatoriamente chiedere l'archiviazione perchè la norma dice che se non ci sono prove a carico, come ha stabilito la stessa Cassazione, la Procura non può e non deve andare avanti". Per il collegio di difesa "rimane l'ingiusta ostinazione di proseguire una accusa ritenuta già infondata dall'origine" perchè si vorrebbe "dimostrare che la Corte Suprema ha sbagliato nell'annullare l'ordine di carcerazione". Che strada sceglierà dunque la giustizia? Prevarrà la linea del pm che ha disposto il rinvio a giudizio e quindi ritiene di dover procedere con l'azione penale nei confronti di Antonino Speziale o vincerà la "linea Pecorella", sostenuta dalla difesa, che vorrebbe il caso archiviato, in seguito alla decisione del pm di scarcerare il giovane per mancanza di prove evidenti? La parola fine alla discussione verrà messa il 21 gennaio in un'udienza della Cassazione, in cui si deciderà, oltre al futuro del giovane ultrà accusato di omicidio, anche come interpretare, per l'ennesima volta, una delle leggi più discusse nella storia della Repubblica.