Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Emanuele, cuoco italiano in India, sfida i terroristi per portare il latte alla figlia presa in ostaggio

Barbara Gambacorta

Una storia d'amore tra un padre e una figlia che sfida la barbarie e la violenza del terrorismo. E' quella di Emanuele Lattanzi, cuoco italiano dell'hotel Oberoi di Mombai, che si è infiltrato nell'albergo nelle mani dei terroristi pur di raggiungere la sua bambina e portarle il latte in polvere. Emanuele non ci ha pensato due volte e prima che la figlia di sei mesi fosse liberata insieme agli altri ostaggi, trattenuti nell'albergo dai terroristi, è penetrato nella struttura, riuscendo a raggiungere la moglie e la figlia nella stanza in cui si trovavano.

«Un gesto coraggioso» lo ha definito il ministro degli esteri italiano, Franco Frattini, che ha riferito l'episodio ai giornalisti al suo arrivo a Città del Messico per una serie di incontri bilaterali. La piccola, italiana come la madre, ha sei mesi e già giovedì, poche ore dopo l'assalto dei terroristi, il padre aveva raccontato che il problema più immediato che la moglie doveva affrontare da quando era iniziato l'attacco era come darle da mangiare. Per questo Emanuele aveva deciso di fare un tentativo estremo ed era entrato nell'hotel portando con sè il latte ed era riuscito a consegnarlo alla moglie. Come loro altri cinque italiani, divisi nelle due parti che compongono il complesso Oberoi-Trident e che sono collegate da un tunnel sotterraneo, erano barricati nelle stanze: con tutti il consolato ha mantenuto il contatto telefonico per l'intera durata del sequestro. Il capo della Farnesina ha assicurato che i diplomatici hanno già predisposto tutto per aiutare gli italiani che hanno lasciato l'albergo dopo il blitz dell'esercito.