Notiziario on-line del Master in Giornalismo dell'Università degli Studi di Teramo

Mass media e immigrazione, un rapporto difficile

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Luca Venanzi

Clandestino, extracomunitario, assassino, pericolo pubblico. Questi sono i termini più diffusi per etichettare l'immigrato. Su tutti i mass media, dal quotidiano al web, sempre più spesso lo straniero viene associato ad un fatto di cronaca nera. Prime pagine di quotidiani ("Rom aggredisce una giovane donna"), titoloni nei telegiornali ("Gli extracomunitari fuori dall'Italia"), e quando un italiano commette azioni violente nei confronti di un immigrato passa spesso sotto silenzio. Ciò che si evince dal monitoraggio sui mass media è una visione dell'immigrato come un estraneo, il diverso, non meritevole di attenzione, di accoglienza e dialogo interculturale. Non ha niente di buono, di positivo da portare con sé. C'è una diversità nel trattamento tra immigrato ed cittadino italiano: facendo un esempio banale ma significativo "se un italiano prende la bicicletta di un altro, non ha rubato una bicicletta ma è una bravata, se la prende un immigrato diventa un furto".Questa è la realtà dei fatti, "Sistematicità di Giudizio" potremmo dire. È comunque una questione delicata. Il problema non è soltanto come la stampa e la comunicazione trattano gli stranieri, ma anche il modo con cui trattano noi stessi, la nostra società. Di fronte ad una serie di fenomeni che dipendono da come siamo fatti noi, da come è fatta la società, si cerca il capro espiatorio, e allora è comodo descrivere come estraneo "l'orco che viene da fuori". L'esempio più tipico è quello degli stupri: la maggior parte delle violenze contro le donne avvengono all'interno delle mura familiari. Capita che i giornali cercano il capro espiatorio facile. Perché ci sono gli stupri? Perché c'è il rumeno, perché c'è lo zingaro. Navigando sul web, si trovano molti siti che parlano di immigrazione. Sono numerosi i volontari che si occupano di questioni burocratiche legate agli stranieri. Sergio Bontempelli, consulente delle problematiche dell'immigrazione per la provincia di Pisa, è uno di questi.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrano i mass media quando parlano di immigrati?"Sono davvero tante, soprattutto quando si parla di rom. Non sempre rom e rumeno - dice Bontempelli - sono la stessa cosa. I rom sono una minoranza etnica e linguistica transnazionale. Per esempio esistono molti rom italiani, non rom stranieri che hanno preso la cittadinanza italiana. Spesso con il termine rom i giornali intendono colui che abita nel campo nomadi, per esempio la signora che va vestita con la gonnellona e che chiede l'elemosina al semaforo. In realtà quello che non si sa è che la maggior parte dei rom vive nelle case e lavora regolarmente. Esiste anche uno stereotipo su come si immagina il rom o la rom".

Il cittadino del Burkina Faso, ucciso a bastonate perché aveva rubato un pacco di biscotti in un bar di Milano, ha scosso l'opinione pubblica. Da qui è scaturita la protesta di tutti gli immigrati "milanesi" che hanno invaso i principali corsi di Milano. Giornali e televisioni non si sono comportati benissimo di fronte a questo evento."Si è detto che la matrice razziale non c'entra, perché non era la causa dell'aggressione - afferma Bontempelli - trovata invece nel pacco di biscotti. Ora, io non voglio stare a filosofeggiare, però se uno aggredisce una persona al grido di "sporco negro" vuol dire che la matrice razziale può non essere la causa ma di sicuro c'entra nel pacchetto. Se si va a vedere come sono uscite le agenzie a caldo, le notizie che sono state date nei primissimi minuti dopo l'accaduto, ci sono delle cose preoccupanti. Per esempio è stato detto che una delle persone che stava con lui aveva il permesso di soggiorno scaduto. Domanda: cosa c'entra la data di scadenza di un documento quando siamo di fronte ad un'aggressione di questo tipo?".

Certo, questo episodio fa riflettere. Fa capire come i mass media, in particolare la televisione, influenzano in modo decisivo, il giudizio della società nei confronti degli immigrati. Un articolo di Cesare Fiumi, sul magazine del Corriere della Sera, parla di un episodio accaduto su un tram a Bergamo. Una donna ha dichiarato di non trovare più il cellulare, il controllore si è avvicinato a un romeno, decidendo che fosse lui il ladro, facendogli togliere il giubbino, poi il resto fino a intimargli di levarsi le mutande. Niente, del telefonino nessuna traccia, ma il controllore non s'è fermato: ha tolto 70 euro dal portafoglio dell'uomo e li ha dati alla donna come indennizzo, gridando dietro al romeno, durante il prelievo: "Metti le mani qui che ti spacco le dita e ti mando all'ospedale".Sono, purtroppo, episodi frequenti. Nei pullman, poi, succede di tutto. Per esempio, sui tram di Milano c'è il controllo selettivo dei biglietti. Si chiedono solo agli stranieri e ai rom, si buttano fuori dai pullman, spesso anche quando hanno il biglietto. Sono scene incredibili.

Sergio Bontempelli, tornando ai mass media, lo spazio che viene riservato al tema immigrazione è sufficiente o spesso viene marginalizzato?"È insufficiente da due punti di vista. Uno per lo sguardo che gli viene dato, e poi anche per i temi che sono trattati. È una cosa banale, ma gli stranieri regolari in Italia sono circa 4 milioni. Di questi un milione sono in attesa da un anno e mezzo del rinnovo del permesso di soggiorno. Una situazione analoga a come se milioni di persone italiane fossero in attesa di carta d'identità. Si tratta di persone regolari che hanno un lavoro, che hanno tutti i requisiti per ottenere il permesso di soggiorno, ed è un anno e mezzo che aspettano. Questa notizia l'hanno trattata i giornali? C'è solo un articolo sul Messaggero circa un mese fa, e poi il vuoto. Eppure anche questa sarebbe un'emergenza, no?".

Non solo televisioni e giornali. Ormai molte persone usano il web. E sul web si è affermato Facebook, un social network che conta ormai 100 milioni di utenti. Qui compaiono gruppi che incitano all'odio razziale. Un fenomeno preoccupante. "Bruciamoli tutti", "Eliminiamoli" sono solo alcuni di questi gruppi. "Questo - dice Bontempelli - è la punta di un iceberg di un clima che è stato costruito purtroppo".

C'è una soluzione che possono adottare i mass media per far cambiare il punto di vista della società nel giudicare gli immigrati?"Tv e giornali avrebbero gli strumenti perché, per esempio, esiste un codice deontologico che si chiama "Carta di Roma", uscito all'inizio del 2008, che non dice nulla di nuovo, perché esisteva già nel codice deontologico dei giornalisti. La Carta di Roma l'ha scritta la Federazione nazionale della stampa, quindi un qualcosa che nasce dai giornali e detta una serie di disposizioni che vanno dal "dare rilevanza a notizie che non siano solo di cronaca nera quando riguardano gli stranieri, fino all'uso dei termini, perché se una persona senza documenti viene sistematicamente dipinta come clandestino, come illegale, è chiaro che questo comunica un'immagine che è fuorviante. Quindi in realtà gli strumenti interni alla professione giornalistica ci sarebbero, e del resto ci sono tantissimi giornalisti che li usano. Bisogna smettere di pensare che l'immigrazione fa notizia solo quando un rumeno stupra una donna. Ripensare ai criteri di notiziabilità, che cosa è rilevante, che cosa interessa".

Insomma, le soluzioni ci sono. I mass media possono sicuramente modificare il loro modo di approcciarsi al tema immigrazione, ma siamo noi che dobbiamo porci in maniera diversa quando ci troviamo di fronte ad un fatto di cronaca che coinvolge uno straniero. Il futuro? Magari un'allegra convivenza tra italiano e rom.

 

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